Dal Rating di Legalità alla reputazione come asset per la competitività

Dall'articolo pubblicato sull'edizione 2017 della Rivista Scientifica di SRM -Rassegna Economica -

Sono passati cinque anni dall'introduzione del Rating di Legalità nel nostro ordinamento e probabilmente solo adesso si sta consolidando quell'humus auspicato dalla sua ratio: promuovere i principi etici nei comportamenti aziendali, incentivare l'adozione di strategie e modelli organizzativi capaci di conciliare la sostenibilità economica con quella sociale ed ambientale e favorire le imprese virtuose nell'accesso al credito e nei finanziamenti erogati dalla P.A..Un concreto strumento di qualificazione per le PMI che va inquadrato nell'ormai evidente necessità di andare oltre la mera licenza ad operare nel rispetto delle normative vigenti per valutare l’affidabilità delle imprese anche in virtù delle performance ESG (Environmental, Social e Governance) e nella sua capacità di generare valore non solo per gli azionisti, rispettando le persone e l'ambiente. Un diverso modo di operare sul mercato, che trova piena espressione nella cultura della responsabilità sociale e suo riflesso nel capitale reputazionale dell'impresa. Un’azienda con una buona reputazione è considerata meno rischiosa; i consumatori sono più propensi ad acquistare e raccomandare i prodotti, gli investitori sono più inclini a concedere finanziamenti, dipendenti e professionisti sono stimolati nel lavorare o voler lavorare in quell’azienda, i media sono più predisposti a raccontarne le vicende. Elevato ad asset intangibile, il capitale reputazionale si costruisce nel tempo, in una relazione positiva con tutti gli stakeholder, raccontando al pubblico la storia ed i valori che guidano l'impresa. Uno storytelling costante, capace di comunicare in modo chiaro e trasparente gli impegni profusi per governare con responsabilità gli impatti economici, sociali ed ambientali derivanti dalle attività aziendali e mitigarne il più possibile gli effetti negativi, lungo l'intera catena di produzione del valore e nelle relazioni con il mondo della fornitura. In tal senso il rating di legalità acquisisce ancor più valenza, non solo quale "indicatore etico" riconosciuto dalla legge italiana ma soprattutto nella sua funzione di restituire immediato valore aggiunto dai comportamenti virtuosi già adottati e di innescare processi di miglioramento delle perfomances aziendali indicando la strada per innovare i modelli organizzativi in linea con i più attuali gli standard di riferimento. Uno strumento prezioso dunque che si innesta in un contesto favorevole, generato dalla necessità di ricostruire su basi nuove il rapporto di fiducia tra imprese, istituzioni e società civile ed alimentato dall’intima necessità di riconoscere e riconoscersi nella condivisione di un unico codice comportamentale che rimetta al centro il rispetto per la persona e l'ambiente come valori portanti per una sostenibilità di sistema, ancor di più oggi alla luce della quarta rivoluzione industriale.

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